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LE FALESIE DEL LAGO DI COMO
In Lombardia, la parola arrampicata è sempre stata associata al lecchese, alla valle (Val di Mello) e a Cornalba. Per anni questi luoghi hanno rappresentato il fulcro degli arrampicatori lombardi. Per noi comaschi in particolar modo, Lecco è sempre stata la meta abituale, vista la sua vicinanza alla nostra città e le sue falesie, mentre la “valle” rimaneva per le stagioni più calde.
Chi arrampica o ha iniziato ad arrampicare a Como, per anni è stato “costretto” a dirigersi verso Lecco per poter trovare il proprio “terreno di gioco” ideale.
Lecco, storicamente, è arrampicata ed alpinismo; il suo territorio, ricco di pareti, ha fatto sì che lì più che altrove si sviluppassero le nuove idee, dando vita a nuove falesie.
Sono luoghi così famigliari…il Medale, con le sue vie classiche e le prime a spit, la Bastionata del lago, con le sue mitiche placconate e le prime vie moderne, il Nibbio per i mesi estivi e, per chi iniziava, lo Zucco dell’Angelone e la Chiusa della Valsassina, con le loro placche di facile accesso.
Tutto il mondo dell’arrampicata, insomma, gravitava intorno a Lecco. Anche le nuove proposte sono partite da lì: Erna, Vaccarese, valle dell’Oro, Galbiate, Corna Rossa. E mentre tutto questo accadeva a Lecco, sull’altro ramo del lago poco si muoveva, nasceva la palestra di Menaggio, valida alternativa nelle sere estive alla storica Scarenna, ma niente più.
Ma negli anni 90 Gino Notari, Lele Gerli e Teo Maternini, riprendendo inizialmente vecchi progetti abbandonati ormai da anni, aprono le falesie di Val Brona, L’occhiolo e di Gajum. Chiodano e liberano anche i primi tiri duri a Scarenna e Menaggio, alzandone così il livello e portandole nuovamente alla ribalta locale. Nasce anche, sempre grazie a Teo e Lele, la falesia del fiume Latte, in un impeto di follia vista la sua posizione: purtroppo nonostante la sua bellezza ha ottenuto poco riscontro nell’ambiente. Ma siamo sempre lontani da ……casa nostra.
La voglia di trovare nuovi posti ci porta ad esplorare le sponde del lago di Como con occhio più attento. Vengono alla luce: la falesia del tetto di Mezzegra, un plafone fantastico con tiri in prevalenza di grado 8 di gran continuità, in una valletta che rende il luogo ideale per l’estate: ombra e fresco sono assicurati a chi voglia cimentarsi su questi tiri.
Le placche al lago di Nobiallo, dalla chiodatura un po’
severa, che richiedono buona tecnica e resistenza su muri bianchi e leggermente strapiombanti ( su 30 Mt. di sviluppo le vie escono di circa 6 Mt.), a picco sul lago… forse un po’ scomodo per chi fa sicura. La falesia merita una visita , soprattutto d’estate: ombra il pomeriggio e il lago a portata di mano per chi volesse rinfrescarsi dopo le fatiche patite……o riprendersi fra un tiro e l’altro!
La grotta di Viano , dove Gino e Teo hanno dato vita a tiri che non finiscono mai e che uniscono la forza con la tecnica e la resistenza…qualcuno griderà allo scandalo per alcune prese aggiunte o scavate (poche), ma le vie e l’ambiente meritano i 20 minuti d’avvicinamento da parte di chi ha quei gradi nelle dita…...e nelle lunghe pause la vista sui due rami del Lario e le montagne che lo circondano è di conforto, per affrontare nuovamente l’estenuante fatica e, casomai sì fosse interessati anche alla speleologia, beh la grotta ha due ingressi speleo.
Un po’ più distante, ma piccola perla nel suo genere, a Porlezza viene chiodato il Diamante, scoperta da Chicco Fanchi. Si tratta di un enorme blocco di calcare alto una ventina di metri e strapiombante su tutti i lati: questa caratteristica fa sì che i tiri qui non siano mai banali. Sotto molti aspetti, il posto ricorda un po’ il sasso Crazy Brother a FinaleLigure (Topo mix ), più solare e aggettante, con tacche piccole ma dal buon grip, che costringono ad un buon uso dei piedi e ad avere dita forti.
Sempre a Porlezza, vengono chiodati 4 tiri sulla vecchia strada . Ovviamente le difficoltà sono elevate: Gino è alla continua ricerca di vie ardue e …provocatorie! Qui potrete trovare altri tiri chiodati dai ragazzi di porlezza con difficoltà medie.
Sotto un’ottica d’allenamento (meglio all’aria che al chiuso quando si può), nasce la falesia di Moltrasio: di facile accesso, con tiri sostenuti, anche se molte prese sono scavate (ex cava ), è il posto ideale per chi, abitando in zona e avendo poco tempo, vuole tirare come se fosse su pannello. Sicuramente il posto non è dei più belli per passarci una domenica , ma se si vuole ricevere, a fine giornata,il colpo di grazia ,ecco qui si ha l’opportunità di farlo. Una via su tutte è Monokinomo: un 8 A di 10 metri a monoditi; oppure Living in the Air, un tiro di 30 metri di 7 B, un viaggio su placca strapiombante, bello quanto estenuante o Nunca Mas un 7 A veramente bello, con una sospensione su di un braccio per uscire dal tetto….
Di tutte le nuove falesie comasche , la più nota è certamente Carate Urio, la cui scoperta si deve a Fabrizio Moroni e soci che dopo gli iniziali 18 tiri lasciano il passo all’infaticabile duo, che porta la falesia agli attuali 106 tiri, con difficoltà dal 5+ all’8 A. E’ la falesia per eccellenza; qui si possono trovare tacche, svasi, canne, strapiombi, tetti e, magari, il tutto su un tiro solo. Per il suo microclima, è particolarmente apprezzata d’inverno: in alcune domeniche la frequentazione è alta, ma dato l’elevato numero di tiri, non si formano code. Sicuramente, per le sue caratteristiche, è un posto molto allenante….ma anche ideale per chi inizia. D’inverno diventa la residenza di noi tutti chiodatori di Como, e se occorrono notizie su cantieri o sulle più recenti novità , noi siamo lì, a disposizione.
Quanto detto dimostra che l’arrampicata non è solo Lecco, e in questi ultimi anni molto è stato fatto su questo ramo del lago e molto si cercherà di fare. Noi siamo sempre alla ricerca di nuovi muri per poter mettere i “nostri spit”: forse le falesie non saranno così grandi per estensione come quelle lecchesi, ma ciò fa sì che la gente si distribuisca e, Carate a parte, non vi sia affollamento.
Ricordiamo, per dovere di cronaca, le falesie del Sasso Pelo e del Pelino, ad opera della “Tribù”, e quella di Mezzegra alta, chiodata da Fabrizio Moroni e soci .
Qualcosa si sta facendo anche sotto il profilo boulder , ma i massi scarseggiano e quei pochi ripuliti …diciamo che sono da fine giornata!
Di aree come quella di Cresciano per ora niente, ma non disperiamo: Porlezza sembra un buon posto e di blocchi nel bosco ce ne sono e anche molto interessanti.
Insomma, basta voler vedere le cose sotto un’ottica diversa ed avere voglia di fare e chiodare, che le falesie si trovano. La roccia c’è anche da noi basta solo saperla vedere ……..
Speriamo, con questa breve descrizione, di avere stimolato la voglia di venire da queste parti e, soprattutto, di poter coinvolgere e conoscere nuovi climber comaschi, con il nostro stesso entusiasmo.
BY OVERHANG
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